The documentary has seven parts (due to youtube limits on time). I am posting the first one here; follow the links for the subsequent parts.
Po shfaqen postimet me emërtimin italian. Shfaq të gjitha postimet
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27 shkurt 2010
«Albania: il paese di fronte»
If you understand Italian and/or have some time, this Italian documentary on Albania is an impressive work of research and a much-needed voice of objectivity on certain parts of Albanian history that have become prey of historico-political revisionism. It highlights its modern history from Independence to the fall of Communism in 1991, including the Albanian-Italian conflicts in the early 1920s, the invasion in the period between 1939 and 1943, as well as their joint collaboration against the Nazi invasion until 1944.
12 tetor 2009
'The Devil They Know'
This is an addendum to my earlier post about Berlusconi.
It attempts to answer the question, 'why do Italians vote for Berlusconi?'
Why Berlusconi Should Go
Newsweek published a decent article today highlighting the deeds and scandals of the recurring Italian prime minister, while at the same time stressing the importance of his removal from politics or a position of power.
Among other things, the article mentions that Berlusconi has a 63% approval rating among Italians. Though the author of the article is quick to point out that that is no reason for his remaining in power, it does beg one question: have Italians gone mad?! But then again, I shouldn't talk; Albanians are just as politically forgetful and dupable, since they voted Sali Berisha back in power not once but twice. Makes you want to shake some sense into them....
18 gusht 2009
«Caro amore»
Caro amore
nei tramonti d'aprile
caro amore
quando il sole si uccide
oltre le onde
puoi sentire piangere e gridare
anche il vento ed il mare.
Caro amore
così un uomo piange
caro amore
al sole, al vento e ai verdi anni
che cantando se ne vanno
dopo il mattino di maggio
quando sono venuti
e quando scalzi
e con gli occhi ridenti
sulla sabbia scrivevamo contenti
le più ingenue parole.
Caro amore
i fiori dell' altr' anno
caro amore
sono sfioriti e mai più
rifioriranno
e nei giardini ad ogni inverno
ben più tristi sono le foglie.
Caro amore
così un uomo vive
caro amore
e il sole e il vento e i verdi anni
si rincorrono cantando
verso il novembre a cui
ci vanno portando
e dove un giorno con un triste sorriso
ci diremo tra le labbra ormai stanche
«eri il mio caro amore».
nei tramonti d'aprile
caro amore
quando il sole si uccide
oltre le onde
puoi sentire piangere e gridare
anche il vento ed il mare.
Caro amore
così un uomo piange
caro amore
al sole, al vento e ai verdi anni
che cantando se ne vanno
dopo il mattino di maggio
quando sono venuti
e quando scalzi
e con gli occhi ridenti
sulla sabbia scrivevamo contenti
le più ingenue parole.
Caro amore
i fiori dell' altr' anno
caro amore
sono sfioriti e mai più
rifioriranno
e nei giardini ad ogni inverno
ben più tristi sono le foglie.
Caro amore
così un uomo vive
caro amore
e il sole e il vento e i verdi anni
si rincorrono cantando
verso il novembre a cui
ci vanno portando
e dove un giorno con un triste sorriso
ci diremo tra le labbra ormai stanche
«eri il mio caro amore».
Fabrizio de ANDRÈ
25 qershor 2009
«Un bel dì vedremo»
Un bel dì, vedremo
levarsi un fil di fumo
sull'estremo confin del mare.
E poi la nave appare.
Poi la nave bianca
entra nel porto,
romba il suo saluto.
Vedi? È venuto!
Io non gli scendo incontro. Io no.
Mi metto là sul ciglio del colle e aspetto,
e aspetto gran tempo
e non mi pesa
la lunga attesa.
E uscito dalla folla cittadina,
un uomo, un picciol punto
s'avvia per la collina.
Chi sarà? chi sarà?
E come sarà giunto
che dirà? che dirà?
Chiamerà «Butterfly» dalla lontana.
Io senza dar risposta
me ne starò nascosta
un po' per celia
e un po' per non morire
al primo incontro;
ed egli alquanto in pena
chiamerà, chiamerà:
«Piccina mogliettina,
olezzo di verbena»
i nomi che mi dava al suo venire.
Tutto questo avverrà,
te lo prometto.
Tienti la tua paura,
io con sicura fede l'aspetto.
Luigi ILLICA & Giuseppe GIACOSA
levarsi un fil di fumo
sull'estremo confin del mare.
E poi la nave appare.
Poi la nave bianca
entra nel porto,
romba il suo saluto.
Vedi? È venuto!
Io non gli scendo incontro. Io no.
Mi metto là sul ciglio del colle e aspetto,
e aspetto gran tempo
e non mi pesa
la lunga attesa.
E uscito dalla folla cittadina,
un uomo, un picciol punto
s'avvia per la collina.
Chi sarà? chi sarà?
E come sarà giunto
che dirà? che dirà?
Chiamerà «Butterfly» dalla lontana.
Io senza dar risposta
me ne starò nascosta
un po' per celia
e un po' per non morire
al primo incontro;
ed egli alquanto in pena
chiamerà, chiamerà:
«Piccina mogliettina,
olezzo di verbena»
i nomi che mi dava al suo venire.
Tutto questo avverrà,
te lo prometto.
Tienti la tua paura,
io con sicura fede l'aspetto.
Luigi ILLICA & Giuseppe GIACOSA
21 tetor 2007
«sogni e illusioni»
nei sogni della mattina
mi venne un corpo sconosciuto
che si mise nel mio letto
come un vecchio amante
che sa bene dove mettersi
per farmi sentire soltanto
il calore del suo corpo vicino al mio
poi le sue labbra e le sue mani
diventarono uno
e mi toccarono
come e dove tu sapesti
farlo così bene
per farmi volare sui picchi
più alti del piacere
ma presto scopersi
che vicino a me non c'eri tu
ma un ricordo
che subito diventò freddo comme una pietra
sotto l'ombra delle montagne basse
di un piacere falso
un ricordo
da colori più pallidi dei tuoi
e d'un' oscurità morbosa
come le profondità del mare,
un ricordo
che non parlava
come tu cantavi ogni parola
quando, con il mio corpo,
anch' io ti portavo sui picchi
e sulle creste dove il piacere
si mischiava col dolore
e soltanto io potevo vedere la ligna
separandoli
e con la tua mano nella mia,
con le nostre dita mischiandosi,
ti guidavo nel buio spaventoso
per farti ritrovare il mio corpo,
il tuo piacere,
le tue creste,
da cui dolore non si vede più
mi venne un corpo sconosciuto
che si mise nel mio letto
come un vecchio amante
che sa bene dove mettersi
per farmi sentire soltanto
il calore del suo corpo vicino al mio
poi le sue labbra e le sue mani
diventarono uno
e mi toccarono
come e dove tu sapesti
farlo così bene
per farmi volare sui picchi
più alti del piacere
ma presto scopersi
che vicino a me non c'eri tu
ma un ricordo
che subito diventò freddo comme una pietra
sotto l'ombra delle montagne basse
di un piacere falso
un ricordo
da colori più pallidi dei tuoi
e d'un' oscurità morbosa
come le profondità del mare,
un ricordo
che non parlava
come tu cantavi ogni parola
quando, con il mio corpo,
anch' io ti portavo sui picchi
e sulle creste dove il piacere
si mischiava col dolore
e soltanto io potevo vedere la ligna
separandoli
e con la tua mano nella mia,
con le nostre dita mischiandosi,
ti guidavo nel buio spaventoso
per farti ritrovare il mio corpo,
il tuo piacere,
le tue creste,
da cui dolore non si vede più
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